Il vicepremier Antonio Tajani e il viceministro dell'Economia Maurizio Leo hanno rilanciato, nelle scorse settimane, l'ipotesi di un nuovo intervento sull'IRPEF nella prossima Legge di Bilancio. L'obiettivo dichiarato è alleggerire il carico fiscale sul ceto medio ampliando il secondo scaglione di reddito. Va detto con chiarezza: si tratta di una proposta politica ancora al vaglio, non di una misura approvata. La decisione definitiva, e la relativa copertura finanziaria, arriveranno solo con la Legge di Bilancio 2027, attesa per fine 2026.
Cosa prevede la proposta
L'idea allo studio è spostare da 50.000 a 60.000 euro il tetto del secondo scaglione IRPEF. Con la Legge di Bilancio 2026 la relativa aliquota è già stata ridotta dal 35% al 33%; l'ipotesi ora è estendere l'applicazione di questa aliquota anche alla fascia di reddito compresa tra 50.000 e 60.000 euro, oggi tassata al 43%.
Come sono strutturate oggi le aliquote IRPEF
Attualmente il sistema è organizzato su tre scaglioni: 23% fino a 28.000 euro di reddito, 33% da 28.001 a 50.000 euro, 43% oltre i 50.000 euro. La proposta riguarderebbe esclusivamente la parte di reddito eccedente i 50.000 euro: per chi guadagna meno di questa soglia non cambierebbe nulla.
Quanto si risparmierebbe: una simulazione
Trattandosi di un'imposta progressiva a scaglioni, la riduzione si applicherebbe solo alla quota di reddito compresa tra 50.000 e 60.000 euro. Sulla base delle prime stime circolate, un lavoratore con RAL di 52.000 euro risparmierebbe circa 200 euro l'anno; a 55.000 euro il risparmio salirebbe a circa 500 euro; a 58.000 euro a circa 800 euro. Il beneficio massimo, pari a circa 1.000 euro l'anno, si raggiungerebbe a partire da 60.000 euro di reddito e resterebbe fisso anche per redditi superiori, dato che la quota eccedente continuerebbe a essere tassata al 43%. Sono stime, non importi garantiti: dipendono dalla versione definitiva della norma, se e quando sarà approvata.
Le incognite: coperture e tempistica
Il nodo principale resta quello delle risorse. L'ultimo intervento sul secondo scaglione, che ha portato l'aliquota dal 35% al 33%, è costato circa 2,8 miliardi di euro: un'ulteriore estensione fino a 60.000 euro richiederebbe una copertura finanziaria aggiuntiva significativa, in un contesto in cui il Ministero dell'Economia mantiene una linea di prudenza sui conti pubblici. Per questo motivo la fattibilità reale della misura si deciderà solo a ridosso della manovra di fine anno, quando il Governo dovrà far quadrare le coperture con le altre priorità di spesa.
Cosa fare nel frattempo
Non essendoci ancora una norma approvata, non è il momento di modificare pianificazioni fiscali sulla base di questa proposta. Vale però la pena tenerla d'occhio se il proprio reddito si colloca tra 50.000 e 60.000 euro: in caso di conferma in Legge di Bilancio, l'effetto si vedrebbe direttamente in busta paga o nel calcolo delle imposte dal periodo d'imposta 2027. Per chi si trova in questa fascia di reddito, è comunque utile una verifica periodica della propria situazione fiscale complessiva, indipendentemente dall'esito di questa specifica proposta.
Ultima verifica normativa: 18 agosto 2026. Le informazioni contenute in questo articolo si basano su dichiarazioni pubbliche e proposte politiche non ancora tradotte in norma; saranno aggiornate non appena disponibile un testo normativo definitivo.
Fonti consultate:
Informazione Fiscale, 21 maggio 2026
Fiscomania, 18 agosto 2026
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