Guida · Regime forfettario

Uscire dal regime forfettario: quando succede e cosa cambia

Uscire dal regime forfettario non è quasi mai una scelta: di solito è la conseguenza del superamento delle soglie di ricavi o del venir meno di un requisito. Sapere in anticipo cosa cambia, e da quando, permette di gestire la transizione senza sorprese su IVA, imposte e contabilità.

Dal 2027 cambia la norma di riferimento, non le regole. Dal 1° gennaio 2027 la disciplina del forfettario si trova nel nuovo Testo unico delle imposte sui redditi (D.Lgs. n. 117/2026, articoli da 232 a 243), che riordina le regole della legge n. 190/2014 senza modificarle nella sostanza. Per il 2026 il riferimento resta la legge n. 190/2014.

Quando scatta l'uscita

Le soglie si verificano sui ricavi e compensi incassati nell'anno, cioè con il criterio di cassa.

Le soglie e le cause di esclusione sono spiegate nella guida sul regime forfettario 2026.

Oltre i 100.000 euro in corso d'anno: cosa succede davvero

È il caso più delicato, perché il cambio di regime avviene a metà anno. L'Agenzia delle Entrate distingue tra IVA e imposte sui redditi, con effetti diversi.

Ai fini IVA: dalla fattura che fa superare la soglia

Conta il momento dell'incasso che porta i compensi oltre i 100.000 euro. La fattura relativa a quell'incasso e tutte quelle emesse dopo devono esporre l'IVA. Se la fattura era stata emessa prima dell'incasso, senza IVA, va integrata con una nota di debito per l'imposta. Da quel momento si istituiscono i registri IVA. Le fatture emesse senza IVA prima di quell'incasso non vanno rettificate.

Ai fini delle imposte sui redditi: dall'inizio dell'anno

Per le imposte sui redditi, invece, chi supera i 100.000 euro rientra nel regime ordinario sin dall'inizio dell'anno. Il reddito di tutto l'anno si determina con le regole ordinarie, ricavi meno costi, e va ricostruita la contabilità dal 1° gennaio. Per questo conviene raccogliere da subito tutti i documenti di spesa dell'anno, anche quelli che nel forfettario sembravano irrilevanti.

Per i professionisti: le ritenute d'acconto

La ritenuta d'acconto si applica al compenso il cui incasso fa superare la soglia e a quelli successivi, non a quelli incassati prima. Analogamente, il professionista diventa sostituto d'imposta per i pagamenti che effettua dopo il superamento del limite.

Cosa cambia concretamente

L'anno di passaggio: le regole transitorie

La rettifica dell'IVA sugli acquisti

Nel forfettario l'IVA sugli acquisti non si detrae. Al passaggio al regime ordinario la legge consente di recuperarne una parte con la rettifica della detrazione prevista dall'articolo 19-bis2 del DPR n. 633/1972. Riguarda:

La rettifica si effettua in un'unica soluzione nella dichiarazione IVA relativa al primo anno di applicazione delle regole ordinarie. Per chi ha un magazzino, come un e-commerce, può valere una cifra significativa: conviene fare l'inventario al 31 dicembre dell'ultimo anno di forfettario.

Ricavi e costi a cavallo dei due regimi

La legge prevede regole transitorie per evitare che lo stesso ricavo sia tassato due volte, o mai (articolo 1, commi da 72 a 75, della legge n. 190/2014, trasferiti dal 2027 nel nuovo Testo unico). In sintesi: i ricavi già tassati nel forfettario perché incassati non si tassano di nuovo nel regime ordinario; quelli non ancora incassati alla fine del forfettario si tassano quando diventano rilevanti con le regole ordinarie. I costi già sostenuti nel periodo di forfettario non si deducono di nuovo.

Gli acconti

Nel primo anno di regime ordinario gli acconti IRPEF si calcolano su un'imposta diversa da quella dell'anno precedente. Il calcolo con il metodo storico può risultare molto basso o non coerente con il reddito atteso: va valutato con il commercialista, per evitare un saldo pesante l'anno dopo.

Un esempio pratico

Un professionista forfettario incassa compensi in modo regolare durante l'anno. Due scenari:

ScenarioCosa succede
Chiude l'anno con 92.000 euro incassatiResta forfettario per tutto l'anno. Dal 1° gennaio successivo applica il regime ordinario: IVA in fattura, registri, IRPEF a scaglioni.
A ottobre incassa una fattura che porta il totale a 104.000 euroQuella fattura (con nota di debito se era già stata emessa senza IVA) e tutte le successive hanno l'IVA. Le fatture precedenti restano senza IVA. Ai fini delle imposte sui redditi, l'intero anno si determina con le regole ordinarie, quindi servono i costi documentati dal 1° gennaio.

Si può tornare al forfettario?

Sì. Chi è uscito per superamento delle soglie può rientrare dal 1° gennaio dell'anno successivo a quello in cui torna nei requisiti: ricavi o compensi dell'anno precedente non superiori a 85.000 euro e nessuna causa di esclusione. Chi invece ha scelto volontariamente il regime ordinario resta vincolato a quella scelta per almeno un triennio.

Anche il rientro ha effetti di transizione: le rimanenze e i beni acquistati nel regime ordinario richiedono una rettifica dell'IVA detratta, questa volta a sfavore. Va pianificato, non improvvisato.

Conviene uscire volontariamente?

Quando l'uscita è dovuta per superamento delle soglie, non è una scelta. Ma chi ha costi elevati può valutare di passare al regime ordinario prima di esservi costretto. Il forfettario calcola il reddito con un coefficiente fisso: per un professionista il 78% dei ricavi, quindi come se i costi fossero il 22%. Se i costi effettivi sono molto più alti, ad esempio collaboratori, affitti o macchinari, il regime ordinario può risultare più conveniente anche a parità di ricavi, nonostante l'IRPEF a scaglioni. Con pochi costi, invece, il carico complessivo tende ad aumentare rispetto all'imposta sostitutiva. Il calcolatore del forfettario aiuta a fare una prima stima.

Domande frequenti

Se supero 85.000 euro di ricavi, esco subito dal forfettario?

No. Se i ricavi o compensi incassati nell'anno restano tra 85.000 e 100.000 euro, l'anno si chiude nel forfettario e l'uscita scatta dal 1° gennaio successivo. Solo oltre i 100.000 euro l'uscita è immediata.

Se supero i 100.000 euro devo rifare le fatture già emesse?

No. Le fatture emesse senza IVA prima dell'incasso che fa superare la soglia restano valide. L'IVA va applicata dalla fattura il cui incasso determina il superamento e su tutte le successive; se quella fattura era già stata emessa senza IVA, si integra con una nota di debito per l'imposta.

Quante tasse pago in più passando al regime ordinario?

Dipende soprattutto dai costi. Nel forfettario il reddito si calcola con un coefficiente fisso e si paga un'imposta sostitutiva del 15% o del 5%; nel regime ordinario si paga l'IRPEF a scaglioni sul reddito effettivo, ricavi meno costi, più l'IVA da gestire. Con pochi costi il carico di solito aumenta; con costi elevati la differenza si riduce e in alcuni casi si inverte.

Posso tornare al regime forfettario dopo essere passato all'ordinario?

Sì, dall'anno successivo a quello in cui rientri di nuovo nei requisiti: ricavi o compensi dell'anno precedente non superiori a 85.000 euro e nessuna causa di esclusione. Chi invece è uscito per scelta, optando per il regime ordinario, resta vincolato a quella scelta per almeno un triennio.

Cosa cambia dal 2027 per il forfettario?

Dal 1° gennaio 2027 le regole del forfettario si trovano nel nuovo Testo unico delle imposte sui redditi (decreto legislativo n. 117/2026, articoli da 232 a 243), che riordina la disciplina della legge n. 190/2014 senza cambiarla nella sostanza. Per il 2026 restano applicabili le norme della legge n. 190/2014.

Fonti ufficiali

Ultima verifica normativa: 20 ottobre 2026. Le informazioni contenute in questa guida hanno finalità divulgativa e non sostituiscono una valutazione professionale sul caso concreto.

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