Regime forfettario verso i 100.000 euro: l'ipotesi per il 2027 | Studio Pirozzi
Regime forfettario · 17 Settembre 2026

Regime forfettario verso i 100.000 euro: l'ipotesi per la Legge di Bilancio 2027

Il Ministero dell'Economia ha aperto all'ipotesi di portare da 85.000 a 100.000 euro la soglia di accesso al regime forfettario. Allo stato è solo un'ipotesi di lavoro per la prossima manovra: non esiste ancora un testo normativo e resta da sciogliere un vincolo europeo.

Che cosa prevede oggi il regime forfettario

Il regime forfettario è disciplinato dall'articolo 1, commi da 54 a 89, della Legge 23 dicembre 2014, n. 190. Vi possono accedere le persone fisiche esercenti attività d'impresa, arti o professioni che nell'anno precedente hanno conseguito ricavi o percepito compensi non superiori a 85.000 euro, soglia introdotta dalla Legge di Bilancio 2023 (Legge 29 dicembre 2022, n. 197).

Il reddito imponibile si determina applicando ai ricavi o ai compensi il coefficiente di redditività previsto per il codice ATECO dell'attività esercitata. Su quel reddito, al netto dei contributi previdenziali obbligatori versati, si applica un'imposta sostitutiva del 15% dell'IRPEF e delle addizionali regionali e comunali, ridotta al 5% per i primi cinque periodi d'imposta in presenza dei requisiti di nuova attività previsti dal comma 65.

Le due soglie che contano già oggi: 85.000 e 100.000 euro

Il comma 71 della stessa legge distingue due conseguenze diverse a seconda dell'entità del superamento:

Da non confondere. La cifra di 100.000 euro è già presente nella disciplina vigente, ma con un significato opposto rispetto a quello dell'ipotesi di riforma: oggi segna l'uscita immediata dal regime, non la soglia di accesso.

L'ipotesi allo studio per la Legge di Bilancio 2027

Nelle dichiarazioni pubbliche rese all'inizio di settembre 2026 in vista della prossima manovra, il Ministro dell'Economia e delle Finanze ha indicato fra i possibili interventi l'innalzamento della soglia di accesso al regime forfettario, con un riferimento alla cifra di 100.000 euro. La finalità dichiarata è ampliare la platea di lavoratori autonomi, professionisti e piccoli imprenditori che possono applicare l'imposta sostitutiva in luogo della tassazione progressiva.

Su un punto occorre però essere chiari: alla data di pubblicazione di questo articolo non esiste alcun testo normativo — né un disegno di legge di bilancio, né un emendamento — che disponga l'aumento della soglia. Si tratta di un orientamento politico, che dovrà tradursi in una norma, trovare copertura finanziaria e superare l'iter parlamentare.

Il vincolo europeo: la direttiva (UE) 2020/285

L'ostacolo non è soltanto di bilancio. L'articolo 284 della direttiva 2006/112/CE, nel testo sostituito dalla direttiva (UE) 2020/285, consente agli Stati membri di esentare dall'IVA le operazioni effettuate dalle piccole imprese stabilite nel proprio territorio il cui volume d'affari annuo non superi una soglia nazionale che non può in ogni caso eccedere 85.000 euro.

Il forfettario italiano tiene insieme due elementi distinti: un regime di determinazione forfetaria del reddito, di competenza nazionale, e un regime di franchigia IVA, che ricade invece nel perimetro armonizzato dell'imposta sul valore aggiunto. Portare la soglia a 100.000 euro conservando l'esonero dagli adempimenti IVA richiederebbe quindi una modifica della direttiva o comunque un'intesa in sede europea: un passaggio né rapido né scontato nei tempi di una singola manovra.

Una strada alternativa sarebbe innalzare il limite ai soli fini dell'imposta sostitutiva sui redditi, lasciando l'esonero IVA fermo a 85.000 euro. La fascia compresa fra le due soglie tornerebbe però soggetta a fatturazione con IVA, liquidazioni periodiche e dichiarazione annuale, perdendo buona parte della semplificazione che rende attrattivo il regime.

Chi sarebbe interessato dalla modifica

L'eventuale innalzamento riguarderebbe soprattutto chi oggi si colloca poco sotto gli 85.000 euro e che, superando la soglia, passerebbe al regime ordinario con tassazione progressiva IRPEF, obblighi IVA e contabilità. Per questi contribuenti il limite finisce spesso per condizionare le scelte di crescita, con il rischio di rinviare incassi o rifiutare incarichi in prossimità di fine anno.

Va detto, però, che il forfettario non è automaticamente più conveniente. In presenza di costi effettivi elevati, di familiari a carico o di detrazioni significative il regime ordinario può risultare preferibile, perché nel forfettario i costi reali non sono deducibili e le detrazioni d'imposta non trovano capienza nell'imposta sostitutiva. La valutazione va fatta caso per caso, sui numeri della singola attività.

Cosa conviene fare adesso

Fonti normative

A cura del Dott. Luca Pirozzi, Dottore Commercialista — Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Napoli, Sez. A n. 6373. Ultima verifica normativa: 17 settembre 2026.

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