Ogni anno l'Agenzia delle Entrate mette a disposizione la dichiarazione precompilata, costruita incrociando i dati in suo possesso: fatture elettroniche transitate dallo SdI, certificazioni dei sostituti d'imposta, comunicazioni di banche e intermediari finanziari, dati catastali. È un punto di partenza utile, ma non è un documento neutro: nasce da un incrocio automatico di dati che, in diversi casi, non rispecchia la reale situazione fiscale del contribuente.
Accettarla senza controllo, pensando che "se lo dice l'Agenzia sarà corretto", è l'errore più comune e più costoso.
Il caso dei forfettari: fatture emesse non significa incassate
Il regime forfettario tassa il reddito secondo il principio di cassa: conta quando l'incasso avviene realmente, non quando la fattura viene emessa. La precompilata, però, viene costruita a partire dai dati dello SdI, dove risultano le fatture emesse nell'anno — senza alcuna informazione su quando (o se) sono state effettivamente pagate.
Lo stesso vale, all'opposto, per fatture emesse in un anno e incassate in un altro: il reddito va imputato all'anno dell'incasso, non a quello di emissione, e questo allineamento non è automatico nella precompilata.
Altre insidie ricorrenti
Crediti insoluti o parzialmente incassati
Fatture rimaste del tutto o in parte non pagate (clienti insolventi, contestazioni, note di credito emesse successivamente) possono comunque comparire come reddito integrale se la rettifica non è stata comunicata o recepita in tempo.
Oneri deducibili e detraibili mancanti
Spese sostenute con modalità o da soggetti che non trasmettono dati all'Agenzia (alcune spese mediche, contributi previdenziali volontari, erogazioni liberali minori) spesso non risultano affatto in precompilata: vanno aggiunte manualmente, altrimenti si perde la detrazione o deduzione spettante.
Dati bancari e finanziari incompleti
Interessi, plusvalenze e redditi di capitale comunicati da intermediari esteri o minori possono mancare o essere duplicati rispetto a quanto già tassato alla fonte.
Immobili e rendite catastali non aggiornate
Variazioni catastali recenti, contratti di locazione registrati in ritardo o regimi di cedolare secca non sempre risultano aggiornati, con il rischio di importi imponibili errati per gli immobili.
Cosa fare prima di inviarla
- Confrontare ogni fattura emessa con i relativi incassi effettivi (estratti conto, registro incassi), soprattutto a cavallo di fine anno.
- Verificare che oneri deducibili e detraibili non trasmessi automaticamente siano stati inseriti a mano.
- Controllare dati catastali e locazioni contro la situazione reale degli immobili posseduti.
- Non inviare mai la precompilata "così com'è" senza un controllo riga per riga: è un punto di partenza, non un documento definitivo.
La precompilata resta uno strumento utile per non partire da zero, ma richiede sempre una verifica puntuale prima dell'invio: un controllo professionale evita di pagare imposte su redditi mai incassati o di perdere deduzioni e detrazioni spettanti.
Domande frequenti
Devo controllare la precompilata anche se sono in regime forfettario?
Sì. La precompilata è costruita su dati incrociati che spesso non rispecchiano il principio di cassa proprio del forfettario: senza controllo si rischia di dichiarare redditi mai incassati.
Cosa succede se non correggo un errore nella precompilata?
Resti comunque responsabile della correttezza dei dati dichiarati: un reddito gonfiato per fatture emesse ma non incassate genera un'imposta più alta del dovuto, non un vantaggio.
Come si dimostra che una fattura emessa non è stata incassata?
Con estratti conto, solleciti di pagamento ed eventuale documentazione del mancato incasso, da usare per rettificare l'importo prima dell'invio.
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Verifichiamo riga per riga la tua dichiarazione precompilata prima dell'invio, con il Dott. Luca Pirozzi, commercialista a Napoli.
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