Guida · Content creator

La tassazione dei content creator: YouTuber, TikToker, Instagram e altre piattaforme

Se guadagni con YouTube, TikTok, Instagram, dirette streaming o piattaforme di abbonamento, per il Fisco italiano contano abitualità, fonte del guadagno e piattaforma che paga. In questa guida: quando serve la partita IVA, come si trattano donazioni e abbonamenti, cosa cambia con le piattaforme estere e come funziona l'addizionale del 25% (c.d. tassa etica), confermata anche per i forfettari dall'Agenzia delle Entrate.

Chi è un content creator dal punto di vista fiscale

Che si tratti di video su YouTube, contenuti su TikTok o Instagram, dirette streaming o contenuti a pagamento su piattaforme di abbonamento, per il Fisco italiano non esiste una categoria fiscale specifica per "influencer" o "youtuber": si applicano le regole ordinarie su lavoro autonomo, reddito d'impresa o redditi diversi, valutando caso per caso se l'attività è abituale o occasionale.

Ciò che cambia da un creator all'altro non è la norma, ma la fonte del guadagno: pubblicità della piattaforma, sponsorizzazioni, abbonamenti dei fan, regali o donazioni durante le dirette, vendita di prodotti o corsi. Ogni fonte va inquadrata separatamente, ed è su questo che questa guida si concentra.

Quando serve la partita IVA

Il criterio decisivo è l'abitualità, non l'importo dei guadagni. Un'attività occasionale, sporadica, senza organizzazione, può rientrare nei redditi diversi. Quando l'attività diventa abituale — anche part-time — e genera un flusso ricorrente di compensi, scatta l'obbligo di aprire la partita IVA, indipendentemente dall'importo dei guadagni annui.

Attività occasionale o abituale: la differenza pratica

AspettoAttività occasionaleAttività abituale (partita IVA)
Frequenza dei compensiSporadica, isolataRicorrente, continuativa
Inquadramento fiscaleRedditi diversiReddito di lavoro autonomo o d'impresa
Obbligo partita IVANoSì
Ritenuta d'accontoPuò applicarsi al 20% quando il compenso è corrisposto da un sostituto d'imposta e ricorrono i presupposti del lavoro autonomo occasionaleDipende dall'inquadramento e dal regime: nel regime ordinario può essere applicata dai sostituti d'imposta; il forfettario, ricorrendone le condizioni, ne chiede la non applicazione; per il reddito d'impresa valgono regole diverse
Regime forfettario disponibileNon applicabileSì, se sotto soglia

Anche chi è ancora nella fase di attività saltuaria può valutare l'apertura anticipata della partita IVA quando i segnali di crescita sono evidenti: contratti di sponsorizzazione già firmati, un canale di monetizzazione stabile, o la necessità di fatturare a aziende strutturate, che spesso richiedono una fattura regolare come condizione per il pagamento. Per i passaggi pratici di apertura vedi la guida come aprire la partita IVA.

Tassazione dei YouTuber: i guadagni da YouTube

Un canale YouTube monetizzato produce di solito più flussi di reddito distinti, che è utile tenere separati fin dall'inizio:

Il punto è che per lo YouTuber la monetizzazione stessa è un indizio di attività organizzata: quando il canale produce incassi ricorrenti, la questione non è più se aprire la partita IVA, ma in quale regime e con quale inquadramento previdenziale. Vale lo stesso principio di abitualità visto sopra, non una soglia di iscritti o di visualizzazioni.

Tassazione dei TikToker: dirette, regali virtuali e brand deal

Per chi pubblica su TikTok le fonti tipiche sono tre: compensi riconosciuti dalla piattaforma per i contenuti, regali virtuali e ricompense durante le dirette, e collaborazioni con i brand (post sponsorizzati, affiliate, campagne). Le collaborazioni con i brand sono ordinarie prestazioni di servizi, da fatturare. I compensi e i regali virtuali convertiti in denaro dalla piattaforma vanno invece analizzati caso per caso, perché dipendono da chi eroga la somma, in base a quali condizioni contrattuali e da quale Paese.

Per un TikToker i rischi pratici più frequenti sono due: considerare "mance" somme che la piattaforma versa in modo continuativo a fronte di un'attività organizzata, e non conservare i report mensili della piattaforma, che sono la base documentale per dimostrare gli incassi.

Prodotti ricevuti in omaggio. Se un'azienda ti invia prodotti in cambio di una promozione concordata, il valore dei beni è un compenso in natura da considerare. Se invece sono omaggi senza alcuna prestazione richiesta, la valutazione è diversa: conta ciò che è stato effettivamente pattuito.

Donazioni durante le dirette: come si tassano

Le donazioni degli spettatori (Super Chat, offerte su piattaforme di streaming, mance, regali virtuali) sono una delle domande più frequenti, e anche una delle più delicate, perché non esiste una norma specifica sul tema. Non abbiamo individuato un documento di prassi dell'Agenzia delle Entrate dedicato a questo caso: la risposta va costruita applicando i principi generali. Quella che segue è l'impostazione prudente che adottiamo, da verificare caso per caso.

Il criterio: contano abitualità e collegamento con l'attività

Donazione o corrispettivo? Le conseguenze su fattura e IVA

Ai fini IVA le prestazioni di servizi rilevano quando sono rese verso corrispettivo (art. 3, DPR 633/1972). Un'offerta davvero spontanea, senza nulla in cambio, non ha di regola natura di corrispettivo e per questo si ritiene che non richieda fattura. Se invece il pubblico paga per ottenere qualcosa — una citazione in diretta, un contenuto dedicato, l'accesso a una chat riservata — siamo davanti a un corrispettivo, e il trattamento è quello di una normale prestazione di servizi. La qualificazione dipende dai fatti, non dall'etichetta "donazione".

Attenzione. Che una somma sia spontanea non significa che sia invisibile al Fisco: le piattaforme comunicano dati sui pagamenti ai creator, e i flussi su conti o wallet esteri possono richiedere il monitoraggio fiscale. Prima di decidere "non è reddito", conviene ricostruire con un professionista l'origine e la natura di ogni incasso.

OnlyFans e piattaforme di abbonamento: come si tassano i guadagni

Chi guadagna con OnlyFans o con altre piattaforme di abbonamento ai contenuti non è fiscalmente diverso da qualsiasi altro lavoratore autonomo online: se l'attività è abituale serve la partita IVA e i compensi vanno dichiarati. I flussi tipici sono tre: abbonamenti mensili dei fan, contenuti a pagamento inviati su richiesta e mance. Sono incassi che la piattaforma accredita al creator, di norma al netto della propria commissione; per la determinazione del reddito, in regime ordinario rilevano i compensi percepiti e le spese documentate, mentre nel forfettario si applica il coefficiente di redditività.

La piattaforma è normalmente una società estera: la società con cui hai il contratto e il Paese in cui è stabilita sono indicati nei termini di servizio, ed è il primo dato da verificare. In linea generale, se è un soggetto passivo stabilito in un altro Stato UE la fattura si emette senza IVA italiana e l'imposta è assolta dal committente con il reverse charge; se è stabilita fuori dall'UE, la prestazione non è soggetta a IVA in Italia (art. 7-ter DPR 633/1972). Valgono inoltre le regole sulla fatturazione e la territorialità IVA verso committenti esteri, sulla conversione in valuta e, se i fondi restano su conti o wallet esteri, sul monitoraggio fiscale (quadro RW). Il trattamento IVA preciso dipende dal modello contrattuale della piattaforma e va verificato sul singolo caso.

Esiste poi un tema specifico per chi produce o distribuisce contenuti pornografici: un'addizionale specifica, la cosiddetta tassa etica, trattata nella sezione dedicata. Riguarda solo questa categoria di contenuti e non chi crea altri tipi di contenuti per adulti non rientranti nella definizione di legge, un confine che va valutato con attenzione.

L'addizionale del 25% (c.d. tassa etica): cos'è e a chi si applica

La "tassa etica" è un'addizionale del 25% alle imposte sul reddito, introdotta dall'art. 1, comma 466, della legge 23 dicembre 2005, n. 266. Colpisce chi svolge attività di produzione, distribuzione, vendita e rappresentazione di materiale pornografico e di incitamento alla violenza. Si applica ai titolari di reddito d'impresa, agli esercenti arti e professioni e ai soggetti dell'art. 5 TUIR (società di persone e studi associati); per le società di capitali opera come addizionale IRES.

Si applica anche ai forfettari: la Risposta n. 285/2025

Con la Risposta n. 285/2025 (novembre 2025) l'Agenzia delle Entrate ha chiarito che i contribuenti in regime forfettario che svolgono queste attività sono soggetti a questa addizionale, che si aggiunge all'imposta sostitutiva del regime forfettario e non la sostituisce: l'imposta sostitutiva copre infatti IRPEF, addizionali regionali e comunali e IRAP, ma non questa addizionale. Per questo un creator in regime forfettario, se i contenuti rientrano nella definizione di legge, deve considerare anche questo prelievo.

Come si calcola

Esempio puramente illustrativo (coefficiente ipotetico): ricavi da questi contenuti pari a 20.000 euro e coefficiente del 78% → base imponibile 15.600 euro → addizionale di 3.900 euro, da pagare oltre all'imposta sostitutiva ordinaria. Il coefficiente reale dipende dal codice ATECO effettivamente applicabile all'attività e va verificato.

Dichiarazione e versamento

Per le persone fisiche, la base imponibile e l'importo dovuto si indicano nel Modello Redditi PF, quadro RQ, Sezione XII ("Tassa etica"), rigo RQ49. Il versamento avviene con F24 e codici tributo 4003 (acconto, prima rata), 4004 (acconto, seconda rata o unica soluzione) e 4005 (saldo), secondo i termini e le modalità previsti per l'IRPEF; anche per acconti, accertamento, contenzioso e sanzioni valgono le regole delle imposte sul reddito.

Il nodo dei confini

La legge parla di "materiale pornografico" e rinvia a un decreto attuativo (DPCM 13 marzo 2009, richiamato dalla stessa Agenzia). Il confine tra contenuti pornografici e contenuti semplicemente sensuali o per adulti non è sempre netto, e non esiste una casistica ufficiale che risolva ogni dubbio. Per questo la qualificazione dei propri contenuti è un passaggio da fare con un professionista, prima di dichiarare o di omettere l'addizionale.

Il regime forfettario per chi crea contenuti

Molti content creator possono accedere al regime forfettario se rispettano i requisiti generali: ricavi entro la soglia di legge (85.000 euro, con uscita immediata dal regime oltre i 100.000 euro nello stesso anno), assenza di altre cause ostative. Il codice ATECO più utilizzato rientra tra le categorie legate a pubblicità, comunicazione e marketing digitale, oppure servizi di intrattenimento e informazione online: la scelta del codice giusto determina il coefficiente di redditività applicato. L'imposta sostitutiva è del 15%, ridotta al 5% per i primi cinque anni di attività se ricorrono i requisiti previsti (vedi la simulazione più avanti). Dettagli, calcolatore e confronto con il regime ordinario sono nella guida al regime forfettario; per un'analisi sul tuo caso c'è la pagina commercialista per il regime forfettario.

Codici ATECO 2025 e coefficienti di redditività

Nel regime forfettario il reddito si determina applicando ai ricavi o compensi un coefficiente di redditività che dipende dal codice ATECO dell'attività. I coefficienti sono fissati dall'Allegato 4 alla legge 190/2014 (nel testo sostituito dalla legge 145/2018) e sono assegnati per gruppi di divisioni ATECO. Dal 1° aprile 2025 l'Agenzia delle Entrate utilizza la classificazione ATECO 2025 (Risoluzione n. 24/E dell'8 aprile 2025): il codice registrato si controlla nel Cassetto fiscale, sezione Anagrafica.

La tabella seguente riporta i codici ATECO 2025 che le note esplicative ISTAT collegano alle attività tipiche di chi crea contenuti. Il coefficiente è quello del gruppo di divisioni dell'Allegato 4 a cui il codice appartiene.

Codice ATECO 2025Attività (secondo le note ISTAT)Coefficiente
59.11.00Produzione di video e programmi, inclusi vlog, video podcast e attività di video content creator67%
58.19.00Altre attività editoriali, incluse le attività di creatori di contenuti digitali diversi dai video (testi, fotografie, newsletter di influencer e blogger)67%
90.11.02Blogger indipendenti, i cui contenuti sono pubblicati da terzi67%
90.20.09Altre attività di arti performative: tra le altre, influencer che compaiono in vlog67%
73.11.03Influencer marketing: agenzie e influencer marketer che conducono campagne basate sul coinvolgimento di persone influenti78%
73.11.01Ideazione di campagne pubblicitarie, inclusa la pianificazione di campagne di social media marketing78%
85.59.20Corsi di formazione e di aggiornamento professionale78%

Alcune precisazioni importanti:

Simulazione: quanto resta con 50.000 euro di ricavi

Un esempio puramente illustrativo per capire l'ordine di grandezza, non una previsione per il tuo caso. Ipotesi: creator in regime forfettario con 50.000 euro di ricavi nell'anno (entro la soglia degli 85.000 euro), iscritto alla Gestione Separata INPS come professionista senza altra copertura previdenziale (aliquota 2026: 26,07%), contributi versati nell'anno e interamente deducibili, nessun altro reddito e nessuna spesa. I costi sostenuti non si deducono analiticamente nel forfettario, ma riducono comunque ciò che resta in tasca.

Imposta sostitutiva: 15% oppure 5% nei primi anni

L'imposta sostitutiva è del 15%. Per i primi cinque anni di attività è ridotta al 5% se ricorrono contemporaneamente i requisiti previsti: non aver esercitato, nei tre anni precedenti, attività artistica, professionale o d'impresa (anche in forma associata o familiare); l'attività non deve essere una mera prosecuzione di altra attività svolta in precedenza come lavoro dipendente o autonomo (salvo la pratica obbligatoria per professioni regolamentate); se si prosegue un'attività svolta da altro soggetto, i ricavi di quest'ultima nel periodo d'imposta precedente non devono superare la soglia di accesso al regime. La tabella mostra entrambe le aliquote.

VoceCoefficiente 67%Coefficiente 78%
Ricavi50.000,0050.000,00
Reddito forfettario (ricavi × coefficiente)33.500,0039.000,00
Contributi INPS (26,07% del reddito)8.733,4510.167,30
Imponibile dopo contributi24.766,5528.832,70
Imposta sostitutiva al 15%3.714,984.324,91
Resta con imposta al 15%, prima delle spese37.551,5735.507,79
Imposta sostitutiva al 5% (primi cinque anni)1.238,331.441,64
Resta con imposta al 5%, prima delle spese40.028,2238.391,06

In questa simulazione contributi e imposta assorbono circa il 25% dei ricavi con coefficiente 67% e circa il 29% con coefficiente 78% quando l'imposta è al 15%; scendono a circa il 20% e il 23% con l'imposta al 5%. I numeri cambiano se è prevista una diversa gestione previdenziale, se ci sono altri redditi o se rientra l'addizionale del 25% descritta sopra. Per il 2026 il massimale di reddito della Gestione Separata è di 122.295 euro e il minimale di 18.808 euro.

Influencer e collaborazioni con i brand

Post sponsorizzati, campagne, prodotti ricevuti in cambio di contenuti e codici sconto con commissione sono prestazioni di servizi. Se il brand è italiano e il compenso è reddito di lavoro autonomo, il brand applica la ritenuta d'acconto del 20%, salvo che il creator sia in regime forfettario. Se il brand è un soggetto passivo estero, la fattura si emette senza IVA italiana (art. 7-ter DPR 633/1972).

Per i compensi in prodotti la regola IVA è cambiata: per i contratti stipulati o rinnovati dal 1° gennaio 2026 la base imponibile della permuta è il valore indicato nel contratto, che non può essere inferiore ai costi. Fatture, ritenuta, affiliazioni e agenzie sono spiegate nella guida su sponsorizzazioni, omaggi e collaborazioni con i brand.

Compensi da piattaforme estere: cosa cambia

Quando il committente o la piattaforma è estero, il trattamento IVA dipende dalla natura del rapporto e dallo status del cliente. Per molte prestazioni B2B «generiche» rese a un soggetto passivo estero si applica la territorialità dell'art. 7-ter DPR 633/1972 e la fattura italiana è emessa senza IVA; se il cliente è stabilito in un altro Stato UE, l'imposta è normalmente assolta dal committente secondo il meccanismo del reverse charge. Per clienti extra-UE e per operazioni B2C o servizi con regole speciali, il trattamento va verificato separatamente. Vanno considerati anche la valuta estera, da convertire correttamente in euro, ed eventuali obblighi di monitoraggio fiscale (quadro RW) se i compensi vengono accumulati su conti o wallet esteri sopra determinate soglie. Per le operazioni transfrontaliere vanno inoltre rispettati gli obblighi di trasmissione dei dati tramite SdI quando previsti (fatturazione elettronica).

DAC7: cosa comunica la piattaforma al Fisco

La direttiva europea DAC7 (direttiva (UE) 2021/514), in vigore dal 1° gennaio 2023 e recepita in Italia con il D.Lgs. 1 marzo 2023, n. 32, obbliga i gestori di piattaforme digitali a identificare i venditori residenti nell'UE e a comunicare alle autorità fiscali i loro dati identificativi e i corrispettivi pagati o accreditati nell'anno. Le attività interessate sono quattro: locazione di beni immobili, servizi personali, vendita di beni e noleggio di mezzi di trasporto. La comunicazione è annuale, entro il 31 gennaio dell'anno successivo, e le informazioni vengono poi scambiate tra gli Stati membri.

Cosa significa per un creator. DAC7 non crea un nuovo obbligo a tuo carico, ma rende più tracciabili i flussi: se la piattaforma che ti paga rientra nel perimetro, l'Amministrazione finanziaria può ricevere i dati di ciò che hai incassato, anche se la piattaforma è estera. Non tutte le piattaforme che pagano creator e streamer rientrano automaticamente: dipende dal tipo di attività che la piattaforma facilita e dal modello contrattuale, e va verificato caso per caso.

Contributi INPS per i content creator

L'inquadramento previdenziale non è uguale per tutti: in base alla natura dell'attività, alle modalità con cui viene svolta e all'eventuale organizzazione d'impresa, possono trovare applicazione la Gestione Separata INPS, la Gestione Artigiani e Commercianti oppure, per attività che rientrano nelle figure e prestazioni dello spettacolo/pubblicità previste dalla normativa, il Fondo Pensione Lavoratori dello Spettacolo (circolare INPS n. 44/2025). L'inquadramento va verificato sul caso concreto prima dell'iscrizione.

Errori frequenti, sanzioni e checklist

I problemi più comuni nascono da alcune cause ricorrenti: iniziare a guadagnare con costanza senza aprire la partita IVA per troppo tempo; non dichiarare correttamente i proventi accreditati su piattaforme o wallet esteri; scegliere un codice ATECO generico o non coerente con l'attività reale; considerare "donazioni" somme che in realtà sono compensi; ignorare l'addizionale del 25% quando l'attività rientra nel suo ambito; e confondere il valore dei prodotti ricevuti in omaggio (PR) con qualcosa di fiscalmente irrilevante.

Le sanzioni più rilevanti riguardano l'esercizio abituale di un'attività senza partita IVA, che espone a un accertamento retroattivo con recupero di imposte, contributi e sanzioni; l'omessa dichiarazione dei redditi da piattaforme estere, sempre più tracciabili grazie agli scambi automatici di informazioni tra Paesi; e l'errata applicazione del regime forfettario oltre le soglie consentite.

Esempio pratico: un creator con più fonti di reddito

Una content creator guadagna da tre fonti: sponsorizzazioni dirette con aziende italiane (fatturate con IVA in regime ordinario, avendo superato la soglia del forfettario), proventi pubblicitari da una piattaforma video con sede extra-UE, per i quali il trattamento IVA viene determinato in base alla natura B2B del rapporto, alla territorialità della prestazione e allo Stato del committente, e vendita di un proprio corso online tramite un servizio di pagamento estero. Il commercialista imposta una fatturazione distinta per ciascuna fonte, verifica gli obblighi di fatturazione e trasmissione tramite SdI relativi alle operazioni transfrontaliere, e monitora l'accumulo di compensi su un conto estero, assicurandosi che venga correttamente indicato in dichiarazione ai fini del monitoraggio fiscale.

Checklist: documenti da tenere sotto controllo

Il settore è relativamente nuovo e le situazioni concrete variano molto: canali di reddito multipli, piattaforme estere, compensi in natura, saltuarietà iniziale che diventa attività vera e propria. Un commercialista che conosce questo ambito aiuta a impostare fin dall'inizio la struttura fiscale corretta, con un costo di gestione che dipende dal regime, dal numero di fonti di reddito e dalla presenza di compensi esteri.

Domande frequenti

Un YouTuber deve aprire la partita IVA?

Se il canale produce incassi ricorrenti nell'ambito di un'attività organizzata, sì: conta l'abitualità, non il numero di iscritti né l'importo. Per introiti sporadici e isolati si può invece rientrare nei redditi diversi.

Quando un TikToker deve aprire la partita IVA?

Quando i guadagni (compensi della piattaforma, collaborazioni con brand, somme ricevute nelle dirette) diventano ricorrenti e legati a un'attività svolta con continuità. Una singola collaborazione isolata può essere occasionale; più collaborazioni nel tempo no.

Le donazioni ricevute durante le dirette vanno dichiarate?

Dipende. Offerte occasionali e di modico valore, riferibili alla sfera privata, non configurano di regola un reddito. Somme ricorrenti ricevute nell'ambito di un'attività organizzata rientrano invece nel reddito del creator, a prescindere dal nome con cui la piattaforma le chiama. Non esiste una norma specifica: la valutazione va fatta caso per caso.

Per le donazioni serve la fattura?

Un'offerta realmente spontanea, senza nulla in cambio, non ha di regola natura di corrispettivo ai fini IVA. Se invece il pubblico paga per ottenere qualcosa (una citazione, un contenuto dedicato, un accesso riservato) è un corrispettivo e si ragiona come per una prestazione di servizi. La qualificazione dipende dai fatti.

Cos'è la c.d. tassa etica e a chi si applica?

È un'addizionale del 25% alle imposte sui redditi (art. 1, comma 466, legge 266/2005) che riguarda chi produce, distribuisce, vende o rappresenta materiale pornografico o di incitamento alla violenza. Riguarda un creator solo se i contenuti che produce rientrano in questa definizione.

L'addizionale del 25% si applica anche ai forfettari?

Sì: con la Risposta n. 285/2025 l'Agenzia delle Entrate ha chiarito che si aggiunge all'imposta sostitutiva del regime forfettario. La base imponibile si calcola applicando ai ricavi da questi contenuti il coefficiente di redditività del codice ATECO; sull'importo si applica il 25%.

Come si versa l'addizionale del 25%?

Con F24, usando i codici tributo 4003 (acconto, prima rata), 4004 (acconto, seconda rata o unica soluzione) e 4005 (saldo), con i termini dell'IRPEF. Importo e base imponibile vanno indicati nel Modello Redditi PF, quadro RQ, sezione XII, rigo RQ49.

Cos'è il DAC7 e riguarda i content creator?

È la direttiva europea (UE) 2021/514, recepita in Italia con il D.Lgs. 32/2023, che obbliga i gestori di piattaforme a comunicare al Fisco i dati dei venditori e i corrispettivi loro pagati. Se la piattaforma che ti paga rientra nel perimetro, i tuoi incassi possono essere noti all'Agenzia delle Entrate: non nasce un obbligo nuovo per te, ma i redditi dichiarati devono essere coerenti con quanto comunicato. L'applicabilità alla singola piattaforma va verificata caso per caso.

Nei primi anni di attività l'imposta sostitutiva è del 5%?

Sì, per i primi cinque anni di attività l'imposta sostitutiva del regime forfettario è ridotta al 5%, ma solo se ricorrono i requisiti di legge: nessuna attività artistica, professionale o d'impresa nei tre anni precedenti, nessuna mera prosecuzione di una precedente attività di lavoro dipendente o autonomo e, se si prosegue l'attività di altri, ricavi precedenti sotto la soglia di accesso al regime. Se manca anche solo un requisito si applica il 15%.

Posso restare nel forfettario se guadagno con una piattaforma di abbonamento?

Sì, se rispetti requisiti e soglie del regime e non ricorrono cause di esclusione. Se i contenuti rientrano nell'addizionale del 25%, questa si aggiunge all'imposta sostitutiva.

Devo aprire la partita IVA anche se guadagno solo qualche centinaio di euro al mese?

Se i guadagni sono ricorrenti e derivano da un'attività organizzata con continuità, sì: conta l'abitualità, non l'importo.

I prodotti ricevuti gratuitamente da aziende per una recensione vanno dichiarati?

Se ricevuti in cambio di una prestazione promozionale concordata, sì, vanno valorizzati come compenso in natura.

Posso restare nel regime forfettario se ho anche un lavoro dipendente?

Dipende dal reddito da lavoro dipendente percepito nell'anno precedente: superata una certa soglia, l'accesso o la permanenza nel forfettario non è più consentita, salvo eccezioni.

Come dichiaro i guadagni in valuta estera o in criptovaluta?

Vanno convertiti in euro secondo i cambi ufficiali al momento dell'incasso e dichiarati secondo le regole ordinarie, con eventuali obblighi di monitoraggio se restano depositati su piattaforme estere.

Serve un codice ATECO diverso per ogni piattaforma che uso?

Non conta il numero di piattaforme ma la natura delle attività effettivamente svolte. Se sponsorizzazioni, produzione di contenuti, vendita di beni, corsi o altre attività sono fiscalmente classificabili in modo diverso, possono essere necessari più codici ATECO, con possibili effetti anche previdenziali. Va individuata l'attività prevalente e, se necessario, aggiunte le attività secondarie.

Cosa succede se un'azienda italiana mi paga in nero senza fattura?

È una violazione che espone entrambe le parti a sanzioni: come content creator con partita IVA, ogni compenso ricorrente va sempre fatturato.

Posso dedurre le spese per attrezzatura, software o viaggi legati ai contenuti?

Sì, in regime ordinario in modo analitico; in regime forfettario le spese non si deducono singolarmente perché già considerate nel coefficiente di redditività.

Devo pagare i contributi INPS fin dal primo euro guadagnato con partita IVA?

L'inquadramento previdenziale non è uguale per tutti i content creator. In base alla natura dell'attività, alle modalità con cui viene svolta e all'eventuale organizzazione d'impresa, possono trovare applicazione la Gestione Separata INPS, la Gestione Artigiani e Commercianti oppure, per attività che rientrano nelle figure e prestazioni dello spettacolo/pubblicità previste dalla normativa, il Fondo Pensione Lavoratori dello Spettacolo (circolare INPS n. 44/2025). L'inquadramento va verificato sul caso concreto prima dell'iscrizione.

Cosa cambia se collaboro con un'agenzia o un management invece di lavorare in autonomo?

Cambia il rapporto contrattuale e chi emette fattura a chi, ma l'obbligo di apertura della partita IVA per l'attività abituale resta in capo al content creator, salvo diversi accordi contrattuali specifici da valutare caso per caso.

Posso fatturare da persona fisica senza società anche con guadagni elevati?

Sì, non c'è un obbligo di costituire una società: la scelta tra ditta individuale e società dipende da valutazioni di convenienza fiscale e di responsabilità, non da un obbligo legato all'attività di content creation in sé.

Come si tassano i guadagni di OnlyFans e delle altre piattaforme di abbonamento?

Si applicano le regole generali di questa guida: se l'attività è abituale serve partita IVA, i compensi vanno fatturati e dichiarati secondo il proprio regime fiscale, con le regole sulle piattaforme estere quando il committente non è italiano. Se i contenuti rientrano nella definizione di materiale pornografico, si aggiunge l'addizionale del 25%.

Fonti ufficiali

Per le donazioni nelle dirette non abbiamo individuato prassi ufficiale specifica: le indicazioni di questa guida sono un'impostazione prudente basata sui principi generali e vanno verificate sul caso concreto.

Il tuo caso è diverso?

Guadagni online e non sai come inquadrarti fiscalmente? Prenota una consulenza con lo Studio Pirozzi.

Prenota una consulenza

Scopri i nostri servizi fiscali per content creator e influencer →