Aprire la partita IVA è un adempimento semplice, che si completa online in pochi minuti. Le scelte che lo precedono, invece, non sono semplici: definiscono quante imposte e quanti contributi pagherai per anni. Questa guida segue l'ordine in cui le decisioni vanno prese, con le regole e gli importi del 2026.
Quando serve davvero la partita IVA
La partita IVA serve quando un'attività di lavoro autonomo o d'impresa è svolta in modo abituale, cioè con continuità e organizzazione, anche se gli incassi sono ancora piccoli. Non conta l'importo, conta la natura dell'attività. Una prestazione davvero occasionale, isolata, può essere gestita senza partita IVA come reddito occasionale; una serie di incarichi ripetuti o un'attività organizzata, no.
Chi guadagna online con piattaforme, sponsorizzazioni o vendite trova i casi specifici nelle guide sulla tassazione dei content creator e su come aprire un e-commerce.
Professionista o impresa: cambia la procedura
Lavoratore autonomo e professionista
Chi svolge un'attività professionale o di lavoro autonomo presenta all'Agenzia delle Entrate il modello AA9/12 entro 30 giorni dall'inizio dell'attività (articolo 35 del DPR n. 633/1972). Il modello si può inviare online, tramite un intermediario o in un ufficio. Il numero di partita IVA viene attribuito subito.
Impresa individuale
Chi avvia un'attività commerciale o artigiana, compreso un negozio online, apre la partita IVA con la comunicazione unica (ComUnica) al Registro delle imprese. Con un solo invio si comunicano i dati all'Agenzia delle Entrate, si chiede l'iscrizione alla Camera di Commercio e alla gestione INPS artigiani o commercianti, e, se serve, si presenta la segnalazione di inizio attività al Comune tramite lo sportello unico.
Per avviare un'attività con più soci o con una struttura societaria la procedura è diversa: vedi la guida su ditta individuale o SRL.
Il codice ATECO
Il codice ATECO descrive l'attività e determina conseguenze concrete: nel forfettario fissa il coefficiente di redditività, cioè la percentuale dei ricavi che diventa reddito tassabile, e incide sulla gestione previdenziale. Dal 2025 si usa la classificazione ATECO 2025. Come sceglierlo è spiegato nella guida sul codice ATECO.
Quale regime scegliere
La scelta principale è tra regime forfettario e regime ordinario.
- Forfettario: accessibile con ricavi o compensi dell'anno precedente fino a 85.000 euro e senza cause di esclusione. Niente IVA in fattura, contabilità ridotta, un'imposta sostitutiva del 15% (5% nei primi cinque anni di una nuova attività, se ricorrono i requisiti) su un reddito forfettario.
- Ordinario: IVA in fattura e detrazione dell'IVA sugli acquisti, IRPEF a scaglioni sul reddito effettivo, ricavi meno costi. Può convenire quando i costi reali sono alti.
Attenzione a una causa di esclusione frequente: chi ha avuto redditi di lavoro dipendente o assimilati oltre la soglia prevista nell'anno precedente non può usare il forfettario. La soglia è di 35.000 euro per il 2025 e il 2026 e, senza nuovi interventi, torna a 30.000 euro dal 2027. Non si applica se il rapporto di lavoro è cessato. Il confronto tra regimi, con un calcolatore per codice ATECO, è nella guida sul regime forfettario.
L'iscrizione all'INPS: la voce che pesa di più
Con la partita IVA nasce anche l'obbligo contributivo. La gestione dipende dall'attività:
| Attività | Gestione INPS | Come si calcola (2026) |
|---|---|---|
| Professionista senza cassa propria | Gestione separata | 26,07% del reddito; 24% se già coperto da altra previdenza o pensionato. Nessun minimale |
| Artigiano | Gestione artigiani | Contributi fissi di 4.521,36 euro sul reddito minimale di 18.808 euro, più una percentuale sull'eccedenza |
| Commerciante (anche e-commerce) | Gestione commercianti | Contributi fissi di 4.611,64 euro sul reddito minimale di 18.808 euro, più una percentuale sull'eccedenza |
| Professionista iscritto a un albo con cassa | Cassa professionale | Regole della singola cassa |
Artigiani e commercianti in regime forfettario possono chiedere all'INPS la riduzione del 35% dei contributi. I contributi fissi sono dovuti anche se il reddito è basso o assente: è la voce che sorprende di più chi apre un'attività d'impresa.
Un esempio: quanto si paga il primo anno
Ipotesi: grafico freelance senza cassa professionale, nuova attività, regime forfettario con imposta al 5%, coefficiente di redditività del 78%, 30.000 euro di compensi incassati nell'anno.
| Voce | Calcolo | Importo |
|---|---|---|
| Reddito forfettario | 30.000 × 78% | 23.400 euro |
| Contributi Gestione separata | 23.400 × 26,07% | 6.100,38 euro |
| Imposta sostitutiva | 23.400 × 5% | 1.170,00 euro |
| Totale imposte e contributi | 7.270,38 euro |
Su 30.000 euro incassati, circa il 24% va accantonato per imposte e contributi. L'esempio è semplificato: nel primo anno non ci sono contributi già versati da dedurre, e i pagamenti avvengono in gran parte l'anno successivo, con saldo e acconti. Per questo il secondo anno di attività è spesso quello più pesante sul piano della liquidità.
Quanto costa aprire la partita IVA
- Apertura: nessun costo verso l'Agenzia delle Entrate.
- Camera di Commercio, solo per le imprese: diritto annuale, a Napoli 44 euro per le imprese individuali della sezione speciale e 100 euro per quelle della sezione ordinaria, più i diritti delle pratiche.
- PEC: obbligatoria per le imprese iscritte al Registro delle imprese e per i professionisti iscritti in albi.
- Firma digitale, software di fatturazione elettronica, commercialista: costi variabili, da mettere in conto fin dal primo mese.
- Contributi INPS: la voce principale, come visto sopra.
Checklist prima di aprire
- Descrizione precisa dell'attività e codice ATECO.
- Verifica dei requisiti del forfettario, in particolare redditi da lavoro dipendente e partecipazioni in società.
- Simulazione di imposte e contributi su incassi realistici.
- Gestione previdenziale corretta.
- Indirizzo dell'attività, PEC, firma digitale e programma di fatturazione elettronica.
- Per le imprese: eventuali autorizzazioni, licenze o segnalazioni al Comune.
Gli errori più comuni
- Codice ATECO sbagliato, con coefficiente di redditività o gestione INPS non corretti.
- Regime scelto senza simulazione, guardando solo l'aliquota dell'imposta e non i contributi.
- Non accantonare imposte e contributi: il conto arriva tutto insieme l'anno dopo.
- Aprire troppo tardi, quando l'attività è già abituale da mesi.
- Dimenticare la PEC o la fatturazione elettronica dalla prima fattura.
Domande frequenti
Quanto costa aprire la partita IVA?
L'apertura in sé non costa nulla: il modello si presenta all'Agenzia delle Entrate senza pagare imposte. I costi veri arrivano dopo: contributi INPS, eventuale diritto annuale della Camera di Commercio per le imprese, PEC, firma digitale, software di fatturazione e commercialista.
Posso aprire la partita IVA da solo, online?
Sì. Il lavoratore autonomo può presentare il modello AA9/12 con i servizi online dell'Agenzia delle Entrate, e l'impresa individuale può inviare la comunicazione unica al Registro delle imprese. Il punto delicato non è l'invio ma le scelte: codice ATECO, regime fiscale e gestione previdenziale.
Quante tasse pago il primo anno con la partita IVA?
Dipende dal regime e dalla gestione previdenziale. Nel forfettario si applica un'imposta sostitutiva del 15%, ridotta al 5% per i primi cinque anni di una nuova attività se ricorrono i requisiti, su un reddito calcolato con un coefficiente fisso. I contributi INPS spesso pesano più delle imposte. L'esempio in questa guida mostra un caso concreto.
Posso aprire la partita IVA se sono dipendente?
Sì, salvo limiti previsti dal contratto di lavoro o, per i dipendenti pubblici, dalle regole sulle incompatibilità. Per usare il forfettario, i redditi di lavoro dipendente dell'anno precedente non devono superare la soglia prevista: 35.000 euro per il 2025 e il 2026, salvo il ritorno a 30.000 euro dal 2027 in assenza di nuove norme. La soglia non si applica se il rapporto di lavoro è cessato.
Devo emettere fattura elettronica fin dal primo giorno?
Sì. Dal 1° gennaio 2024 la fattura elettronica tramite il Sistema di Interscambio è obbligatoria anche per chi è in regime forfettario. Conviene scegliere il programma di fatturazione prima della prima prestazione.
Fonti ufficiali
- Agenzia delle Entrate, modello AA9/12 per l'apertura della partita IVA di persone fisiche; DPR 26 ottobre 1972, n. 633, articolo 35.
- Legge 23 dicembre 2014, n. 190, articolo 1, commi da 54 a 89 (regime forfetario, applicabile fino al 31 dicembre 2026; dal 2027 D.Lgs. n. 117/2026, articoli da 232 a 243); legge 30 dicembre 2025, n. 199, sulla soglia di 35.000 euro.
- INPS, circolare del 2026 su aliquote, minimali e massimali delle gestioni artigiani e commercianti e della Gestione separata.
- Camera di Commercio di Napoli, diritto annuale 2026.
Ultima verifica normativa: 20 ottobre 2026. Le informazioni contenute in questa guida hanno finalità divulgativa e non sostituiscono una valutazione professionale sul caso concreto.
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