Guida · Riscossione

Cartella esattoriale: cosa fare quando arriva

Hai 60 giorni dalla notifica per pagare, rateizzare o fare ricorso. Ecco cosa controllare prima di decidere, quando una cartella è prescritta, come funziona la rateizzazione fino a 120 rate e cosa succede se non paghi, con le regole in vigore nel 2026.

La cartella esattoriale, oggi chiamata cartella di pagamento, è l'atto con cui l'Agenzia delle Entrate-Riscossione chiede il pagamento di un debito iscritto a ruolo: imposte, contributi INPS, tributi locali, multe o altre somme dovute a un ente pubblico. Arrivare preparati ai 60 giorni che seguono la notifica fa la differenza tra pagare il giusto, rateizzare in modo sostenibile o contestare un debito che non è dovuto. Questa guida spiega cosa controllare e quali sono le opzioni, con le regole in vigore nel 2026.

Cos'è una cartella e da dove nasce

La cartella arriva quando un ente creditore ha affidato il debito all'agente della riscossione. Le origini più frequenti sono:

Nella cartella trovi l'ente creditore, l'anno e il tipo di debito, gli importi divisi tra imposta, sanzioni, interessi e spese, la data in cui il ruolo è stato reso esecutivo e le istruzioni per pagare, rateizzare o fare ricorso.

Cartella o avviso bonario: la differenza

AspettoAvviso bonarioCartella di pagamento
FasePrima dell'iscrizione a ruoloDopo l'iscrizione a ruolo
Chi lo inviaAgenzia delle EntrateAgenzia delle Entrate-Riscossione
Sanzione per omesso versamentoRidotta, se paghi nei termini dell'avvisoPiena: 25% dell'importo non versato
Ricorso al giudiceDi regola noSì, entro 60 giorni
Azioni esecutiveNoPossibili dopo 60 giorni

I 60 giorni dopo la notifica

La cartella contiene l'invito a pagare entro 60 giorni dalla notifica, con l'avvertimento che in mancanza si procederà a esecuzione forzata (art. 25 DPR 602/1973). Lo stesso termine vale per presentare ricorso. La data da cui contare è quella di notifica: per imprese e professionisti la notifica avviene di norma all'indirizzo PEC, quindi conta la data di consegna nella casella, anche se il messaggio viene aperto dopo.

Dentro i 60 giorni si sceglie tra quattro strade:

  1. pagare per intero, se il debito è corretto;
  2. chiedere la rateizzazione, se il debito è corretto ma l'importo è troppo alto da pagare in un'unica soluzione;
  3. chiedere lo sgravio all'ente creditore, se c'è un errore evidente, ad esempio un pagamento già fatto e non registrato;
  4. fare ricorso alla Corte di giustizia tributaria, se ci sono vizi della cartella o della pretesa.

Se l'agente della riscossione non avvia l'esecuzione entro un anno dalla notifica della cartella, prima di procedere deve notificare un avviso di intimazione, che chiede il pagamento entro cinque giorni (art. 50 DPR 602/1973).

Cosa controllare prima di pagare

Lo strumento più utile è l'estratto di ruolo, scaricabile dall'area riservata del sito dell'Agenzia delle Entrate-Riscossione: elenca tutte le cartelle a tuo nome, con date di notifica e importi residui. Gli importi pagati con F24 si verificano anche nel cassetto fiscale.

La prescrizione: quando una cartella non è più dovuta

Il termine di prescrizione dipende dalla natura del credito, non dalla cartella:

Tipo di creditoPrescrizione
Imposte erariali (IRPEF, IVA, IRES)10 anni (art. 2946 codice civile)
Contributi INPS5 anni (art. 3, comma 9, legge 335/1995)
Sanzioni amministrative, come le multe stradali5 anni (art. 28 legge 689/1981)
Tributi locali (IMU, tassa sui rifiuti)Di regola 5 anni

Il termine si interrompe con ogni atto notificato validamente (cartella, intimazione, preavviso di fermo o di ipoteca, pignoramento) e da lì ricomincia a decorrere. La Corte di cassazione, a Sezioni Unite, ha chiarito che una cartella non impugnata non trasforma in decennale una prescrizione più breve (sentenza n. 23397/2016). Se la prescrizione è maturata, si può chiedere lo sgravio o, nei termini, fare ricorso.

La rateizzazione: fino a 120 rate

Le regole sono quelle dell'art. 19 DPR 602/1973, riscritto dal D.Lgs. 110/2024. Gli importi si riferiscono alle somme comprese in ciascuna richiesta.

SituazioneRate mensili massime
Fino a 120.000 euro, su semplice richiesta con dichiarazione di temporanea difficoltà84 per le domande del 2025-2026; 96 per il 2027-2028; 108 dal 2029
Fino a 120.000 euro, documentando la temporanea difficoltàFino a 120 (oltre il numero su semplice richiesta)
Oltre 120.000 euro, documentando la temporanea difficoltàFino a 120

Dalla presentazione della domanda, e finché il piano è in regola, non possono essere iscritti nuovi fermi o ipoteche né avviate nuove procedure esecutive; fermi e ipoteche già iscritti restano. Nello stesso periodo sono sospesi i termini di prescrizione (art. 19, comma 1-quater). Si decade dal beneficio se non si pagano otto rate, anche non consecutive: il residuo diventa riscuotibile in un'unica soluzione e quel debito non può essere rateizzato di nuovo. Il calcolo delle rate e la procedura sono spiegati nella guida sulla rateizzazione dei debiti fiscali.

Il ricorso alla Corte di giustizia tributaria

Contro una cartella relativa a tributi si ricorre alla Corte di giustizia tributaria di primo grado, entro 60 giorni dalla notifica (art. 21 D.Lgs. 546/1992). Contro la sola cartella si possono far valere i vizi propri: notifica, motivazione, prescrizione, decadenza. Se la cartella è il primo atto con cui vieni a conoscenza del debito, ad esempio perché l'atto presupposto non ti è stato notificato, si può contestare anche la pretesa.

Fino a 3.000 euro di valore della lite, calcolato sul tributo al netto di interessi e sanzioni, si può stare in giudizio senza difensore (art. 12 D.Lgs. 546/1992). Sopra questa soglia serve un difensore abilitato. Le cartelle per contributi INPS o per multe hanno un giudice diverso, il tribunale o il giudice di pace, con termini propri. Dal 1° gennaio 2027 le norme sul processo tributario confluiscono nel Testo unico della giustizia tributaria (D.Lgs. 175/2024), che conferma il termine di 60 giorni e la soglia di 3.000 euro.

Cosa succede se non paghi: fermo, ipoteca e pignoramento

Passati 60 giorni senza pagamento, rateizzazione o sospensione, l'agente della riscossione può avviare azioni cautelari ed esecutive:

Quanto costa una cartella non gestita

Se non paghi entro i 60 giorni, sulle somme iscritte a ruolo, escluse sanzioni e interessi, si applicano gli interessi di mora dalla data di notifica fino al pagamento, al tasso determinato ogni anno (art. 30 DPR 602/1973). Con le regole attuali non c'è più l'aggio: i costi del servizio sono coperti dal bilancio dello Stato, ma restano a carico del debitore le spese di notifica e quelle delle eventuali procedure esecutive (art. 17 D.Lgs. 112/1999). Nelle cartelle più vecchie può comparire ancora la voce aggio, calcolata secondo le regole dell'epoca.

Definizione agevolata 2026

La legge di bilancio 2026 (legge 199/2025, commi 82-101) ha previsto una nuova definizione agevolata per i carichi affidati dal 2000 al 2023 derivanti da imposte dichiarate e non versate, controlli formali della dichiarazione e contributi INPS non versati, esclusi quelli derivanti da accertamento. Si pagano solo capitale e spese, senza sanzioni e interessi, in un'unica soluzione o fino a 54 rate bimestrali con interessi al 3% annuo dal 1° agosto 2026.

La domanda andava presentata entro il 30 aprile 2026. Chi ha aderito deve rispettare il calendario: la prossima rata scade il 30 novembre 2026. La definizione perde efficacia con il mancato pagamento di due rate, anche non consecutive, oppure con il mancato pagamento o un ritardo superiore a cinque giorni dell'unica rata o dell'ultima rata. In quel caso i versamenti fatti valgono come acconto sul debito originario.

Il discarico automatico dopo cinque anni

Per i debiti affidati all'Agenzia delle Entrate-Riscossione dal 1° gennaio 2025, le somme non riscosse entro il 31 dicembre del quinto anno successivo all'affidamento sono discaricate automaticamente e tornano all'ente creditore (art. 3 D.Lgs. 110/2024). Non è una cancellazione del debito: fino alla prescrizione l'ente può affidarlo di nuovo alla riscossione o recuperarlo in altro modo (art. 5 D.Lgs. 110/2024).

Esempio: una cartella per contributi prescritti

Un artigiano riceve nel 2026 un avviso di intimazione per contributi INPS del 2017. Dall'estratto di ruolo risulta che il debito era stato affidato con una cartella notificata nel 2019 e che da allora non sono arrivati altri atti. Per i contributi la prescrizione è di cinque anni e la cartella del 2019 non impugnata non la trasforma in decennale: il termine è scaduto nel 2024. In questo caso si può chiedere lo sgravio all'ente e, se necessario, ricorrere al giudice competente nei termini. Le date esatte vanno verificate sugli atti, perché basta un atto interruttivo notificato correttamente per far ripartire il termine.

Checklist: cosa fare quando arriva una cartella

Domande frequenti

Entro quanto tempo devo pagare una cartella esattoriale?

Entro 60 giorni dalla notifica (art. 25 DPR 602/1973). Nello stesso termine si può chiedere la rateizzazione o presentare ricorso. Trascorsi i 60 giorni, l'agente della riscossione può avviare le azioni cautelari ed esecutive.

Quante rate posso ottenere per una cartella?

Per le richieste presentate nel 2025 e nel 2026, fino a 84 rate mensili su semplice richiesta, se il debito compreso nella domanda non supera 120.000 euro e dichiari una temporanea difficoltà economica. Documentando la difficoltà si arriva fino a 120 rate. Il numero massimo su semplice richiesta sale a 96 rate per le domande del 2027-2028 e a 108 dal 2029.

Cosa succede se salto una rata della rateizzazione?

Si decade dalla rateizzazione con il mancato pagamento di otto rate, anche non consecutive. In quel caso il debito residuo diventa riscuotibile in un'unica soluzione e quel carico non può essere rateizzato di nuovo.

Una cartella esattoriale si prescrive?

Sì. Il termine dipende dalla natura del credito: di regola dieci anni per le imposte erariali, cinque anni per i contributi previdenziali, per molti tributi locali e per le sanzioni amministrative come le multe. Il termine si interrompe con ogni atto notificato validamente: va verificato sull'estratto di ruolo.

Serve un avvocato per fare ricorso contro una cartella?

Per le controversie di valore fino a 3.000 euro, calcolato sul tributo al netto di interessi e sanzioni, si può stare in giudizio senza difensore. Sopra questa soglia serve un difensore abilitato, come un avvocato o un commercialista iscritto all'albo.

Mi possono pignorare lo stipendio per una cartella?

Sì, entro limiti precisi: un decimo dello stipendio netto fino a 2.500 euro, un settimo tra 2.500 e 5.000 euro e un quinto oltre i 5.000 euro (art. 72-ter DPR 602/1973). Il pignoramento può essere evitato pagando o rateizzando prima che sia avviato.

Posso ancora aderire alla rottamazione delle cartelle?

La definizione agevolata prevista dalla legge di bilancio 2026 richiedeva la domanda entro il 30 aprile 2026. Chi ha aderito deve rispettare le scadenze delle rate: con due rate non pagate, anche non consecutive, la definizione perde efficacia.

Fonti ufficiali

Ultima verifica normativa: 20 ottobre 2026. Le informazioni contenute in questa guida hanno finalità divulgativa e non sostituiscono una valutazione professionale sul caso concreto.

Hai ricevuto una cartella?

I 60 giorni passano in fretta. Prenota una consulenza con il Dott. Luca Pirozzi, commercialista a Napoli, per verificare la cartella e scegliere la strada giusta prima della scadenza.

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